C’era una volta in America

Sergio Leone non ha nulla a che vedere con questa storia, ma anche noi abbiamo qualcosa da raccontare, qualcosa che somiglia molto a un film tragicomico. Per farlo, però, dobbiamo volare indietro nel tempo e atterrare in una data ben precisa: 6 agosto 2012.

Come ogni giorno, l’aeroporto di Malpensa brulica di persone felici di partire. Noi siamo più che “felici”. Siamo esaltate, euforiche, elettrizzate. Ognuna di noi arriva da una parte diversa d’Italia: Milano, Brescia, Lecce, Bologna, Trento. La dimensione delle nostre valigie è tale che qualcuno potrebbe pensare che ci abbiamo nascosto dentro qualche nonna, cane o fidanzato, giusto per non sentirne la mancanza. In fondo la nostra destinazione è tutt’altro che vicina: gli Stati Uniti d’America.

Valigie
Erano anni che stavamo programmando questo viaggio: un coast to coast da New York a Santa Monica, per un totale di oltre 9’000 km. E finalmente il grande giorno è arrivato. Con il cuore leggero e il bagaglio pesante, ci dirigiamo al McDonald’s per un sostanzioso spuntino. Con noi c’è la mitica Ale, che essendo celiaca decide di comprare un hamburger e mangiarne solo la carne lasciando tutto il pane. Utile.

km
Tra una patatina e l’altra, scopriamo che il nostro volo è in ritardo. Terribilmente in ritardo. La causa? Uno stormo di uccelli si è incastrato nel motore dell’aereo che avrebbe dovuto portarci a Londra. Avete capito bene: degli uccelli! Ma andare a costruirvi un nido? Scagazzare sulla testa dei passanti? Pulirvi le penne? Covare le uova? No. Dovevano volare dentro il nostro motore. Altro che “angry birds”… angry us!

Trascorriamo il tempo chiacchierando e facendo cruciverba e infine, dopo ore che sono sembrate giorni, il nostro aereo è pronto per accoglierci in volo. E così tutti vissero felici e contenti…

… un corno.

Noi il lieto fine non lo vediamo manco con il binocolo. Arriviamo a Londra e ci accorgiamo che l’imbarco per la nostra coincidenza è stato chiuso. L’aereo è ancora là fuori, fermo, ma le hostess non vogliono farci passare e ci placcano come dei giocatori di rugby. C’è una cosa, però, che non possono placare: il nostro scazzo. Prima gli uccelli, poi la British Airways con l’ossessione per la puntualità.

Dopo 20 minuti in cui saremmo potute benissimo salire e scendere dall’aereo 55 volte, il velivolo parte. E a noi parte la valvola. La compagnia aerea inglese sembra incurante del fatto che una quarantina di passeggeri dovrà passare la notte in aeroporto e le hostess ci dicono che non possono fare niente. Ma non hanno tenuto conto di un piccolo quanto significativo dettaglio: siamo italiani. E siamo in tanti. E siamo paladini della giustizia, quando ci fa comodo. Così, tra una napoletana che impreca, un romano che si fa sentire a suon di “ahó” e dei milanesi che rimpiangono la nebbia del capoluogo lombardo, le mitiche Silvia e Alice si dirigono dalle hostess sfoggiando un perfetto inglese tipicamente british condito con un pizzico di foga tipicamente italian. È grazie a loro che otteniamo un kit di sopravvivenza e una notte pagata in un hotel di lusso, il Radisson Blu. Qui stavamo facendo le finte ricche:

La cena è inclusa nel pacchetto ed essendo gratuita decidiamo di ordinare una quantità di cibo per un esercito di obesi, giusto per non smentire la nostra nazionalità. Patatine, alette di pollo fritte, mozzarelline, toast, panini, affettati, cipolle fritte, pasta, nachos e qualche insalata, per sentirci in pace con noi stesse. Ci mancava solo che ordinassimo anche il cameriere. Ah, ci teniamo a precisare che nella macedonia di frutta c’era un’anguria che doveva essere stata messa in quella scodella nel 1996, quando le Spice Girls lanciavano nel mondo la loro hit Wannabe.

tam
Tampax o dentifricio?

La prima cosa che facciamo quando entriamo nella nostra lussuosa camera d’albergo è aprire il kit di sopravvivenza per vederne il contenuto. L’emozione è la stessa di quando da piccole aprivamo il Super Pasqualone con le sorprese di Dragon Ball o delle Tartarughe Ninja (femminilità portaci via). All’interno ci troviamo una maglia XXXL per la notte che sarebbe andata larga anche a Platinette; uno spazzolino talmente piccolo che poteva andare bene per i denti di un criceto; un dentifricio che tutte noi abbiamo scambiato per un tampax; i soliti shampoo che normalmente si rubano negli hotel; un paio di ciabatte con la carica sessuale di Magalli e un pettine come quelli che le nostre mamme usavano per toglierci i pidocchi. Tutto molto emozionante insomma.

Ci mettiamo a letto con l’idea che la mattina seguente saremmo partite per New York. La Grande Mela ci sta aspettando, ma prima dobbiamo fare i conti con il grande sonno. E sogniamo… sogniamo di uccelli che vengono centrifugati dalle pale di un motore… sogniamo di angurie vecchie come le piramidi egizie… sogniamo Magalli con le pantofole… sogniamo…

To be continued.

 

viaggi

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