Tre astemie lungo la Route des Vins

Tutto è nato per caso, da una ricerca fatta su Google. Volevamo cercare i piumini Colmar per farci del male guardando i prezzi ma… a comparire sotto i nostri occhi non sono state le immagini dell’economico giubbotto, bensì quelle di un ridente paesino tutto colorato, che sembra spuntare fuori dal mondo delle fiabe. E fu così che ci ritrovammo su booking.com

L’occasione per partire si presenta poco dopo, per i 28 anni di Esther. Un bel compleanno richiede una bella sorpresa. Quindi perché non fare finta di prenotare una catapecchia e riservare invece una lussuosa suite a sua insaputa? La location prescelta è il caratteristico Château d’Isenbourg, che domina la città vecchia di Rouffach ed è situato nel cuore dei vigneti.

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Partiamo da Lugano sabato mattina, con gli occhi ancora gonfi di sonno. Esther e Silvi si alternano alla guida mentre Fra, tanto per cambiare, dorme sui sedili posteriori, con la bocca aperta e il doppio mento a tre strati: un vero angioletto. Decidiamo di percorre tutta la via dei vini fino ad arrivare a Strasburgo, fermandoci qua e là per visitare i paesini che più ci ispirano.

Dopo due ore ci fermiamo per una sosta a Lucerna, una città davvero bella, se non fosse per i ragni che hanno invaso la ringhiera attorno al fiume. Purtroppo i tempi sono stretti e riusciamo a vedere poco, ma in compenso entriamo in un locale molto caratteristico per fare colazione. O meglio, colazioncina. Lucerna è tanto bella quanto cara, per cui abbiamo diviso una brioche – quella di Silvi – in tre, confidando in qualche autogrill sulla strada.

Ci rimettiamo in marcia e, varcato il confine tra Svizzera e Francia, notiamo che i colori dell’autunno iniziano a cambiare e si fanno sempre più accesi e variegati. Il tripudio di tinte, però, esplode non appena imbocchiamo la Route des Vins, con le sue incredibili distese di vigne. Procediamo senza cartina, non è difficile seguire il percorso della Route: ogni tot i sentieri viticoli sono segnalati con un cartello marrone che ci fa tirare un sospiro di sollievo. Siamo sulla strada giusta!

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pataPrima tappa: Thann. Paesino molto carino, ma la cosa che ricordiamo con più affetto sono le patate comprate al mercato di paese. Belle, unte, abbrustolite, speziate. In una parola, perfette. Ancora adesso ci viene l’acquolina in bocca solo a pensarci. Buttiamo a malincuore la confezione vuota di patate e continuiamo il nostro percorso tra i borghi incantati. Ma poi ci sorge un dubbio: Niedermorschwihr, Kaysersberg, Guebwiller, Kintzheim… perché tutti i nomi sono in tedesco, oltre ad essere impronunciabili? Solo una delle tre ci arriva subito – taceremo il nome per non screditare le altre due – e subito parte una rievocazione storica sulla contesa di Alsazia e Lorena da parte di Francia e Germania.

Ci fermiamo diverse volte per visitare e fotografare i favolosi paesaggi. Entriamo anche in qualche cantina e Silvi ed Esther, malgrado siano quasi astemie, cedono all’assaggio e all’acquisto di qualche vino. “È per un mio collega”, “è per mio padre”, è la loro versione dei fatti – mai verificata. Siccome non ci sono bicchieri di latte freddo, Fra rimane con la gola secca.

A proposito di latte, l’acido lattico inizia a farsi sentire e Esther non vede l’ora di arrivare a Colmar. Tuttavia, con una scusa molto ben riuscita, Silvi riesce a fare dietro front verso Rouffach, senza destare il minimo sospetto. In 20 minuti arriviamo davanti al maestoso Château d’Isenbourg e Esther sembra perplessa. Tutt’attorno ci sono Ferrari, Porsche e Maserati e noi, con finta noncuranza, facciamo il nostro ingresso trionfale a bordo di una Clio. Consegniamo alla festeggiata una lettera che, dopo aver capito la sorpresa, inizia ad alternare strilletti di gioia e preoccupazioni per il nostro vestiario non consono. In fondo, chi ha mai visto tre regine con jeans strappati, maglioni larghi e trolley con le ruote barcollanti?

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Entrate nell’atrio, la reception ci accoglie come delle vere nobili, malgrado le vesti da barbone. Addirittura il facchino ci segue insistendo per portarci le valige, ma non essendo abituate rifiutiamo la sua gentile offerta e ci dirigiamo in camera goffamente, cariche come dei muli. Apriamo la porta della suite e ci sembra di tornare nel XVIII secolo, ma di Luigi XIV nessuna traccia. Così come del bidet. La stanza pullula di carta da parati ed è davvero grande, per non parlare del letto: decidiamo subito che avremmo dormito tutte e tre insieme quella notte. C’è persino un soggiorno con tante sedie e una bottiglia di champagne (aridaje) gentilmente offerta. In un nanosecondo la stanza perde tutta la sua grazia perché le nostre valige e i nostri vestiti invadono ogni cosa. Il nostro pomeriggio si tinge di relax: decidiamo infatti di dedicarci al cazzeggio reale e andiamo alla Spa del castello, dove monopolizziamo l’idromassaggio e usciamo dall’acqua solo quando le nostre dita ci fanno sembrare delle novantacinquenni.

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Scopriamo poi che quella sera avrebbero dato una lussuosa festa a base di champagne, alla modica cifra di 120 euro a persona. Decidiamo così di fuggire, e impostiamo il navigatore in direzione Strasburgo. Parcheggiamo non appena vediamo un posto libero e, siccome siamo pigre, scegliamo un ristorante a 2 metri – parola di regine, erano davvero 2 metri – dal parcheggio. La fame è tanta che non ci importa nulla, avrebbero potuto portarci anche una gamba del cameriere, l’avremmo mangiata lo stesso. Nonostante la scelta del tutto casuale, però, il locale si rivela essere davvero caratteristico e la nostra cena procede per il meglio… finché non arriva la mousse. Abbiamo ordinato una mousse. Per una persona. E ci arriva una sorta di vasca da bagno piena di cioccolato. Quanto cazzo mangiano in Francia? Vabbè, in tutto ciò il cameriere, apprendendo che siamo italiane, decide di ribattezzarci Carla, Paola e Maria. 

Torniamo alla reggia imperiale con la pancia piena e i sorrisi stampati sulla faccia: è stata proprio una splendida giornata. Ci mettiamo a letto e puntiamo la sveglia per il giorno dopo. Mica per “fare cose”. La sveglia è per il buffet della colazione! Il giorno seguente è dedicato al ritorno, che preferisco riassumere così: Silvi è intollerante ai latticini, lo dice al cameriere, lui per coerenza le porta una ciotola piena di patate e formaggio fuso, Silvi per educazione ne mangia un po’ e… chi è intollerante ai latticini conoscerà il resto della storia.

Au revoir, Alsace!

Booooook

 

viaggi

3 Comments Lascia un commento

      • No meglio che tralascio gli insulti a certe disoccupate che stanno finendo i soldi prima di smettere di viaggiare. Che mi insulterebbero di rimando perché giustamente non ne ho tanto il diritto. Comunque in Alsazia ci sono stata taaaanti anni fa con ma famille e mi ricordo che era tanto bella. Spero che la festeggiata sia soddisfatta del suo regalo a sorpresa. Ah e perché non vi siete lasciate portare i bagagli? Mi sono ritrovata nella stessa situazione di disagio, ma li ho lasciati fare ed era surreale 😛

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