Cinque Terre, cinquanta chili in più

Si sa, ognuno ha il proprio rapporto con la sveglia. C’è chi ne imposta una sola e scatta in piedi alla prima nota della suoneria. C’è chi impiega un po’ più di tempo prima di salutare le calde lenzuola. E infine c’è la categoria peggiore: quelli che impostano 40 sveglie, a distanza di 5 minuti l’una dall’altra. Ebbene, Esther è una di loro.

Avevamo concordato di uscire di casa alle 6.15 del mattino. Alle 4.50 parte la prima sveglia di Esther. La prima di una lunga, infinita serie. Alle 5.30 suona quella di Silvi. Alle 6.05 quella di Fra, che è già tanto se è riuscita a togliersi il pigiama. Non è mai bello alzarsi all’alba, ma quando sai che stai partendo per il mare, l’odio per il mondo un po’ ti passa. Con il costume sotto i vestiti e un sorriso sulla faccia carichiamo le valigie in macchina.

triosFinalmente si parte! Destinazione: NONNA ARDE. No, non è un rito satanico. Nessuna nonna è stata maltrattata. È semplicemente il nome, un po’ inquietante, del nostro bed & breakfast in provincia di La Spezia. Tempo stimato: due ore e mezza. Tempo impiegato: quattro ore. Il comune di Beverino è talmente piccolo che il nostro navigatore si rifiuta di indicarci la retta via. Giunte nei paraggi, decidiamo quindi di fermarci in un bar per chiedere indicazioni. Al suo interno c’è una dolce vecchina il cui marito è venuto a mancare da poco. E niente, decide di raccontarci la storia della sua vita, dal lontano matrimonio fino ai giorni nostri. Grazie alle sue dritte e alla volontà divina riusciamo a raggiungere il b&b.

Sotto gli occhi della proprietaria dell’appartamento, Silvi Schumacher fa la retro per parcheggiare e atterra tutti i vasi che ornano il vialetto. L’appartamento è piccolo ma carino. Scopriamo che fino a poco tempo prima ci ha abitato nonna Arde, anch’ella deceduta da non molto. L’ansia. Da quel momento la faccia di nonna Arde ha cominciato ad apparirci in ogni stanza. Pace all’anima sua.

Lasciamo al volo le valigie e ci precipitiamo al mare: la spiaggia prescelta è quella di Monterosso. Ci arriviamo in macchina, ma capiamo subito che la cosa migliore sarebbe stata quella di sfruttare il trenino che percorre tutte le Cinque Terre. Ma poco importa, ci aspetta un bel bagno nelle acque della Liguria!

Bianche come tre mozzarelle, ci togliamo i vestiti e stendiamo i teli al sole. Che meraviglia, a parte i sassi maledetti che fanno male ai piedi. Facciamo per tuffarci ma… il mare è mosso. Molto mosso. Troppo mosso. La cosa più strana è che a 5 metri dal bagnasciuga sembra calmo, poi, non appena ti avvicini, si scatena il maremoto. Sembra davvero prenderci per il culo i fondelli. In acqua non c’è nessuno ma Silvi la temeraria sfida il dio Nettuno e si tuffa tra le onde con la grazia di una guerriera amazzone. Fra e Esther rimangono a guardare sulla riva: una ha paura degli squali, delle balene, delle meduse, dei polpi, dei pesci, dei granchi e dei paguri; l’altra teme di essere travolta da un cavallone. Nel frattempo i sassi sotto i piedi fanno sempre più male. L’impavida eroina Silvi non si dà per vinta e – dopo 20 minuti – riesce a convincere le due mezze calzette. Finalmente tutte e tre a mollo. Una volta superata la barriera di onde, l’acqua è stupenda: limpida, pulita, meravigliosa. Tutto sembra andare per il meglio. Ma ad un tratto un’onda anomala ci travolge letteralmente.

Non sappiamo quante capriole sott’acqua abbiamo fatto. Non sappiamo quanti frammenti di vita ci sono passati davanti agli occhi in quel momento. Non sappiamo neanche quanto tempo sia passato. Sappiamo solo che ci siamo ritrovate tutte e tre a riva. Senza costume. Senza dignità. Coi capelli in faccia. La più sconvolta di tutte è Esther, che sembra essere appena uscita da una lavatrice dopo la centrifuga. La prima preoccupazione è quella di coprire al volo le nostre grazie al vento. E poi giù a ridere per mezzora. Uscite dall’acqua, facciamo tre passi sui sassi e i piedi fanno così male che Fra teme di doverli amputare.

Dopo quest’avventura a metà tra la vita e la morte, decidiamo di meritarci una bella focaccia a testa. Anzi due. Anzi tre. E anche una coppa gelato con tanta frutta e tanta panna. Dobbiamo ammettere che la Liguria, oltre che bellissima, è davvero buonissima. Trangugiamo tutto con la foga di chi non mangia da mesi e alla fine ci riteniamo soddisfatte dell’abbuffata. Ma… sarà stato il caldo, sarà stata la panza piena, sarà stata l’esperienza traumatica avvenuta poco prima… sta di fatto che a un certo punto Esther decide di svenire.

sven
Lei sviene. Noi fotografiamo.

La facciamo stendere sulla panchina e dopo 10 secondi esce il barista. Sarà preoccupato? Vorrà aiutarci? E quando mai. “Signorina si sieda”, dice simpatico come il ciclo a ferragosto. “Ma sta male…”, replichiamo noi. “Signorina si sieda”, continua lui. La facciamo sedere e diventa bianca come Michael Jackson dopo l’ultimo intervento. Al ché il simpaticone capisce e corre a prendere un cencio (che bella parola cencio) bagnato. Tutto si risolve per il meglio e dopo questa giornata ardente… torniamo da nonna Arde.

Si fa sera e arriva il momento più bello della nostra piccola vacanza. Scegliamo un paesino in cui andare a mangiare, ma dopo 10 minuti di macchina ci rendiamo conto che stiamo morendo di fame. Decidiamo così di fermarci al primo ristorante che troviamo e ad un tratto spunta lei: La Locanda del Giglio. Con le pance brontolanti entriamo in questo posticino accogliente che offre un menu tipico della tradizione ligure e spezzina. L’atmosfera è calorosa, l’ambiente familiare e il proprietario un vero spasso! Attacca subito bottone e ci porta con orgoglio a vedere il suo orticello, garanzia di qualità e genuinità. Ma veniamo al dunque: la cena. Madonna santissima. Mai fatta una mangiata così buona e così abbondante. Quintali di focaccine appena sfornate, affettati, formaggi, testaroli al pesto, salsiccia, patate, verdure di stagione… è davvero tutto troppo buono, tanto che non riusciamo a smettere di mangiare. Arriviamo a un punto in cui siamo, letteralmente, ubriache di cibo. Iniziamo a ridere senza motivo e assaggiamo anche i tovaglioli per vedere se pure quelli sono buoni come il resto del menu.

Siamo entrate che eravamo in tre. Usciamo che ci sembriamo trenta. Salite in macchina, allacciamo le cinture e slacciamo i bottoni dei jeans. E torniamo da lei: grandma Burns, ovvero nonna Arde. Riusciamo per miracolo a passare attraverso la porta senza che nessuno debba allargarla. Quello che è successo dopo lo ricordiamo a malapena: bagno occupato, tv a tutto volume e coma da cibo. Zzzzz…

Ci risvegliamo l’indomani grosse e felici, pronte ad affrontare una nuova giornata. Decidiamo di andare a vedere due borghi tipici di questa splendida regione: Vernazza e Manarola. Turisti. Turisti ovunque. Ma come dargli torto: entrambe le località sembrano uscite da un quadro, con le loro casette tutte colorate che si affacciano sul mare. Anche noi veniamo scambiate per turiste. Tutta colpa di Silvi che quella mattina ha deciso di vestirsi da tedesca (le mancano solo i calzini bianchi sotto i sandali). Le casette variopinte sono davvero caratteristiche: è come se un pittore le avesse colorate tutte con un grande pennello dai colori pastello. Vernazza stupenda con il suo porto, il castello dei Doria, la torre del Belforte e… i suoi prelibati ristoranti di pesce. Abbiamo scoperto che la “pasta con i muscoli” in realtà non contiene pezzi di glutei e bicipiti, ma cozze. Buonissime tra l’altro. Manarola è una perla marinara sospesa su uno sperone roccioso e – piccola chicca – è anche il posto in cui viene realizzato ogni anno il presepe più grande del mondo!

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Camminiamo a lungo e si fa subito sera. Purtroppo arriva il momento di salutare il mare: il lavoro e la nebbia ci aspettano. Ci facciamo però una promessa, quella di ritornare. In fondo le terre sono cinque, e noi ne abbiamo visitate solo tre. Arrivederci Liguria.

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5 Comments Lascia un commento

  1. Mamma mia, non ci parlate di sveglie proprio oggi che dobbiamo impostarne una per domani alle 4 del mattino. Ma se noi non ci alziamo e la ritardiamo, perdiamo il volo. NON SIA MAI! ahaha
    Post molto molto simpatico comunque, una vera e propria avventura…soprattutto per quella onda assassina! :S
    Un saluto ragazze! 🙂

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